2. SENZA
TITOLO La possibilità di aspettarsi
tutto da qualcuno, a ogni nuovo incontro è
indefettibile; idealmente noi siamo
tutti vergini e speriamo, contro ogni logica di trovare un destino in
ogni volto possibile. Si dice che si sia smaterializzata
eppure l'Arte o ciò che si intende con essa è
pas- sata ovunque nella realtà. E'
nei musei, nelle gallerie ma altrettanto nei detriti,
sui muri, nelle strade, nella
banalità di ogni cosa sacralizzata senza altra forma
di proce- dimento. Non spia il reale, lo
insegue, ci cammina insieme. Questo fa si che
l'opera non si possa più valutare
strettamente in base alle qualità plastiche ma
piuttosto per il rapporto che essa intrattiene con
un aspetto particolare della realtà. Così
l'artistico sembra aver recuperato una sua etica,
un'etica non visibile attraverso il linguaggio,
ma attraverso la posizione dell'artista,
il quale oggi solamente se riuscirà a situare
il suo prodotto in uno spazio sociale che
appartenga alla vita, con strumenti linguistici che appartengono alla produzione
quotidiana, potrà riallacciare un dialogo con il
socia- le. Il sistema dell'arte e il reale
sono divenuti nell'attualità pressoché la
stessa cosa, non essendoci più distanza tra
potere (l'arte) e vita quotidiana. L'uomo si è liberato delle
grandi narrazioni, e l'identità confusa su cui
riposava la cer- tezza moderna del sé sembra
rinascere quasi in forma "rivoluzionaria" nelle vesti del
cittadino. E il sapere che solo pochi anni fa
legiferava come sapere-potere universale si riproduce passando
all'altro, al cittadino, appunto, la parola. Il
soggetto che si diceva derealizzato non ha
più alibi altro che esistere. Esistere anche come
cit- tadino-artista, come
cittadino-critico, come cittadino-gallerista, e
nell'occuparsi della sua stessa sopravvivenza finisce per
sognare la fine della storia. Il miglior partito è di
considerare ogni cosa del tutto sconosciuta e di
pas- seggiare o sdraiarsi nel sottobosco
o sull'erba e di riprendere tutto dal- l'inizio. Oggi la creatività diventa una
condizione naturale del vivere, una condizione
generale; e questo è il modello
elettromagnetico della creatività. Ora il linguaggio
sta diventan- do molto mobile sulle reti, non si
accontenta più di stare nel cuore del mondo,
emerge in superficie perché in rete
c'è una grande dinamica di sinergie creative che
richiede costante partecipazione
soggettiva. Se con la figura dell'artista la
civiltà greca, avendo essa stessa inventato
l'alfabeto e la scrittura fonetica, doveva
recuperare il dato della sensorialità,
l'espressività dell'arte, appunto, oggi questo non
è più necessario perché abbiamo una
tecnologia co- municativa che parte dall'alfabeto ma
va più avanti, recuperando tutti i sensi e
allar- gando il campo della
creatività. E' come se tutto questo facesse dire a
Peter Handke: Non dubito più dell'arte,
sebbene spesso non abbia voglia di essa.
Già più volte mi è capitato di ridere,
mentre scrivevo, non perché quanto scrivevo
fosse spiritoso, ma perché mi pareva che fosse la
verità. Rimini, febbraio 1996 In questo testo sono presenti elementi
tratti da Baudrillard, Bonito-Oliva, De Kerckhove,
Parmesani, Ponge.
